Sul disturbo Narcisistico

Caro Amore,
ti scrivo una lettera che non leggerai.
Vorrei dirti che mi sono scordata di prendermi cura di me, di stare al sole, al sicuro, dove il male non ti tocca; che ho sognato cento volte le tue parole serpenti, attorcigliate sulle braccia, le gambe, la gola e non mi sono più svegliata.
Vorrei dire che mi dispiace averti fatto arrabbiare, ancora una volta, ancora una e afferrare in un istante i tuoi occhi non giusti, scolpirmeli così nella mente: freddi, neri, vuoti, spari di una pistola implacabile.
Come dirti, Amore, che hai mormorato nel sonno un nome che non era il mio, che ho finto di non sentire e non pensare e non morire troppe volte, che sulle tue bugie ho costruito imperi di sabbia in cui sono andata ad abitare, lasciando alla strada ciò che mi era più caro.
Volevo capirti, rassicurarti, riempire tutti i tuoi vuoti con le canzoni alla radio, le vacanze al mare, le foto sfocate, il tavolo nuovo, i miei libri, il tuo pallone; ci avrei piantato dentro fiori, alberi altissimi da veder crescere insieme.
Per me eri di più: più del vino, delle ossa, della pelle, dei sassi, dell'erba, del porto.
Più dell'estate, dei cavalli, del cortile.
Più dei colori, del gatto, dei capelli, delle mani.
Più dei soldi, della piazza, delle giostre.
Un po' di più.
Tante volte ho fatto un gioco strano. Pensavo: chissà che succede se non te ne vai, se resti, se mi ami. Ma è sempre una corsa con il testimone, di mano in mano ed entrambe le mani sono le mie e il gioco non lo so finire.
E anche se non giochi, vinci sempre Tu.
Scritto da Silvia Rossi; "Narciso", Caravaggio